Sistema Stanislavskij

Sull'esempio di quanto fece Kostantin Nazvanov (Kostja), autore fittizio de "Il Lavoro dell'Attore su se stesso", gli allievi, durante il corso si alternano nel tenere aggiornato il diario delle lezioni tenute da Mario Restagno. Qui trovate pubblicate alcune pagine che possono risultare interessanti a coloro che studiano o amano l'arte della recitazione.
Stampa
PDF

Le paure sulla scena

Scritto da Allievo

Antonio CalannaPer noi del primo anno è il primo incontro con Mario dopo lo spettacolo andato in scena per tre giorni al Grande Valdocco di Torino. La scuola ha fatto una pausa e abbiamo lavorato in teatro dal 7 al 12 dicembre.

Ci chiede quali fossero le nostre impressioni riguardo allo spettacolo ormai concluso.

 

Tralasciando i pensieri personali si è andato poi a parlare dello svenimento in scena di una protagonista durante la Prima, così Mario ci spiega l'accaduto. Essere artisti significa essere donatori di emozioni; deve essere un piacere trovarsi di fronte ad un pubblico come è successo a noi, sabato sera, di oltre 800 persone. La tensione naturale che si prova non può bloccarci, anzi deve diventare uno stimolo a far meglio. La scuola deve offrire all'allievo momenti di questo genere per metterci alla prova: se di fronte ad un grande pubblico siamo presi da attacchi di panico, non è un buon segno. Forse non siamo adatti a fare un mestiere che continuamente ci obbligherà a momenti simili.

Vivere l'entrata in scena come una condanna a morte non giova a se stessi e all'economia dello spettacolo.
A volte non si tratta, in realtà, di panico determinato dal pubblico, ma di un meccanismo più intricato e subdolo che può prendere anche chi desidera tanto trovarsi davanti al pubblico.
Possiamo essere presi dall'ansia di voler apparire bene, di avere successo e, invece di vivere la scena come un dono verso il pubblico, questa diventa un'arena dove ci troviamo soli con le nostre paure e debolezze.
Chiudersi in se stessi, dare retta alle ansie e paure che ci preoccupano, ci fa entrare in un loop nel quale queste aumentano a dismisura trasformandosi in mostri insuperabili.
Come si combattono questi mostri? Lavorando per e con gli altri, stando con la compagnia e smettendo di pensare a se stessi.
Naturalmente tutto ciò deve essere supportato da una corretta alimentazione che dia l'energie necessaria ad evitare capogiri di qualsiasi genere.
Senza questi presupposti, l'andare in scena può essere deleterio per la salute.

Riguardo al lavoro svolto sul libro, sono bastate due paginette per svelare un tratto di strada (non indifferente) verso l'arte recitativa. Bisogna essere indagatori della vita; sentire, rischiare, ascoltare, vivere con gli altri... Non è necessario drogarsi, abortire, tentare il suicidio per recitare le stesse emozioni: la gente che incontriamo le ha vissute per noi e noi possiamo empaticamente riprodurre in noi le emozioni e le sofferenze, le gioie e i dolori. La scienza oggi ce lo dimostra: "i neuroni specchio" (cfr. D. Goleman, "Intelligenza sociale"). I "neuroni specchio" ci consentono di condividere emozioni mai vissute per poi metterle in scena.
Siamo invitati a non isolarci dal mondo: evitare per esempio di camminare per strada con le cuffie e l'Ipod acceso.
Durante un viaggio in autobus cercare di fare conoscenza con le persone e raccogliere le loro testimonianze di vita.

[SFA, "Sistema Stanislavskij", lezione del 15/12/11 di Mario Restagno]

 

Share