Propedeutica allo Spettacolo

È il corso che prepara gli allievi ad assumere la giusta predisposizione mentale e psichica verso le arti sceniche. Aiuta a prendere coscienza del proprio corpo e delle proprie emozioni affrontando passo dopo passo paure e inibizioni che ne impediscono il corretto uso per comunicare con gli altri. Qui trovate relazioni sugli argomenti sviluppati nel corso, sui testi affrontati o consigliati, sugli esercizi messi in atto.
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Nudità, relazione e comunicazione

Scritto da Chiara Campi

La lezione di propedeutica oggi ha toccato diversi temi del mestiere che vogliamo fare nostro.

Nudità e potere
Nella Bibbia, quando Adamo ed Eva mangiano la mela del peccato, si nascondono da Dio perché si vergognano di essere nudi. Nonostante nella mentalità comune si tenda ad identificare la mancanza di pudore ed il mostrarsi nudi come qualcosa di immorale, in realtà la nudità pare avere uno stretto legame con la sfera del potere piuttosto che della moralità. In molte situazioni l’essere nudi indica un senso di inferiorità sociale: nudi erano anticamente erano gli schiavi. In tutte le civiltà, lo schiavo è privato degli abiti e l'abito è segno di potere. Oggi, se proviamo a spogliarci di fronte agli altri, il sentimento più naturale che possiamo provare è quello del disagio non dovuto alla trasgressione morale, ma al senso di inferiorità e debolezza. Ovviamente questo non avviene agli esibizionisti i quali cercano possibilità di esposizione.
Del resto la nudità è anche il presupposto della violenza sessuale, ovvero il prendersi il piacere con la forza, ed è quindi anche in questo caso legata al prevalere di un potere violento.
Per l’artista la nudità significa prendere le distanze dal potere, uscire dagli schemi, eliminare le classi sociali, annullare mode e regole sociali, disarmare chi negli schemi costruisce il proprio essere, e nella, debolezza della nudità, diventare più forte.
La nudità assume valori diversi a seconda del contesto: un nudo artistico non è uguale a un nudo erotico. Inoltre, come abbiamo già osservato in più occasioni, una stessa nudità ha valori completamente differenti  nelle diverse culture. A volte un corpo nudo per noi è meno imbarazzante di uno sguardo, perché è l’intenzione che conta.
In arte non sono le misure della moda che contano più di tutto, non sono il fisico scolpito o i lineamenti armoniosi, ma il fascino, la capacità di seduzione; i nostri difetti devono diventare la nostra forza.

La relazione maestro e allievo
La recitazione porata inevitabilmente a toccare il cuore della nostra identità e delle nostre paure. Molto spesso insegnanti di recitazione portano gli allievi a scoperchiare problemi profondi e delicati. Non è corretto usare queste dimensioni personali per ottenere un risultato a livello recitativo. Se un maestro di recitazione non ha competenze scientifiche serie non è autorizzato a manipolare l'esperienza di un giovane allievo: quando coglie una difficoltà psicologica, quando intuisce un blocco dovuto a qualcosa di profondo può solo evidenziarlo all'allievo invitandolo ad affrontare il problema con un professionista titolato.
Entrare eccessivamente nella vita personale dell'allievo porta a stabilire dipendenze emotive che sono sempre dannose per un docente e per un allievo.
Noi che studiamo recitazione non dobbiamo far dipendere il nostro percorso da un'insegnante: egli è per noi una guida, non un guru assoluto. L'accademia offre volutamente una serie di maestri: nei tre anni conosceremo almeno 25/30 diversi. La formazione dell'attore è il risultato di un lavoro di equipe: per educare bisogna essere in tanti.
Un vero maestro mette i suoi allievi in grado di camminare da soli, non li fa dipendere da sé.
La nostra trasparenza deve essere totale, ma solo per ciò che è inerente al nostro mestiere.
Anche per questo è fondamentale il distacco tra sfera professionale e sfera personale.

Il processo comunicativo
Il cinema agisce sulle nostre emozioni e si impossessa del nostro cervello e come un burattinaio domina la chimica del nostro corpo facendoci vivere sensazioni porovocate virtualmente.
Noi che vogliamo fare questo mestiere non possiamo vivere il cinema come lo vive il pubblico: dobbiamo imparare a partecipare con distacco in modo da cogliere i meccanismi che rendono efficace lo spettacolo.
L’artista è un essere umano che ha un perfetto controllo del processo comunicativo: sa provocare esattamente quella sensazione attraverso un testo scritto, un disegno, una melodia, un'azione scenica.
La comunicazione è un processo apparentemente molto elementare: emittente-messaggio-ricevente-decodificazione-feed back.
C'è un gioco divertente che fanno i ragazzini: dire velocemente una frase nell'orecchio di un compagno che ripeterà quello che ha capito ad un altro... e via così fino alla fine. Generalmente si genera un effetto comico perché il messaggio risulta completamente modificato.
Il controllo della decodificazione è un momento fondamentale per chi comunica: il ricevente dovrà ripetere esattamente quello che l'emittente ha trasmesso, diversamente il messaggio è fallito.
La comunicazione non è così elementare: molto spesso il messaggio non viene capito.
Nella nostra società si impara sul campo, provando e sbagliando. Molte relazioni finiscono per errori di comunicazione, sia nei rapporti di coppia sia in quelli familiari.
Il nostro corpo, se non padroneggiamo la comunicazione, può raccontare la verità che non vogliamo esprimere. Su questo principio si basa la neurolinguistica, scienza che è in grado di capire se una persona dice la verità dalla direzione dello sguardo e dalle espressioni facciali. 

(SFA, "Propedeutica allo spettacolo", lezione del 10/03/2012)

 

 

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