Propedeutica allo Spettacolo

È il corso che prepara gli allievi ad assumere la giusta predisposizione mentale e psichica verso le arti sceniche. Aiuta a prendere coscienza del proprio corpo e delle proprie emozioni affrontando passo dopo passo paure e inibizioni che ne impediscono il corretto uso per comunicare con gli altri. Qui trovate relazioni sugli argomenti sviluppati nel corso, sui testi affrontati o consigliati, sugli esercizi messi in atto.
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L'attore: comunicazione e seduzione

Scritto da Chiara Campi

Chiara CampiLa comunicazione è l’essenza della recitazione. L’attore deve conoscere tutti i suoi segreti, controllarla, averne la più totale consapevolezza.

La comunicazione più efficace non è quella diretta-verbale: spesso si chiede una cosa per ottenerne un’altra, spesso si fa capire che cosa desideriamo o pensiamo solo attraverso uno sguardo. La pubblicità è maestra nell'attirare i clienti e usa le parole con cura, Raramente in uno spot pubblicitario sentiremo dire “compra”, ma piuttosto “acquista, investi…”.
Un attore può essere un bravo venditore, perché è un abile conoscitore dell’animo umano ed ha compreso i suoi meccanismi. La televisione ci offre moltissimi casi di professionisti-venditori iscritti all'Enpals. In effetti un attore vende un prodotto: c'è anche questo aspetto nella macchina dello spettacolo, diversamente non va avanti, non si vive. Il successo con il pubblico significa un incasso sicuro.
Ma la seduzione può essere esercitata anche senza finalità meramente economiche: a noi interessa esplorare questo aspetto.
L’attore è un maestro di seduzione.
Sa condurre gli altri a sé (questo il significato originario del termine, dal latino se-duco).
Un attore seduce il regista e il produttore, per ottenere una parte. Poi seduce il suo pubblico per ottenere la sua approvazione, catalizza l’attenzione, se ne impossessa.
Dobbiamo imparare a sedurre con consapevolezza. La seduzione vive del "non espresso": quando il gioco è esplicito decade.
Un'attore, un'attrice non possono escludere dal loro orizzonte questo tema con scuse più o meno moraleggianti: pertanto qui, a scuola, la seduzione è oggetto del nostro studio.

Studiare i meccanismi della seduzione non significa fare un corso di burlesque: questo è, invece, l'apetto deteriore del tema. Non stiamo parlando di questo anche se superficialmente potrebbe sembrare.
Quando si seduce per ottenere un beneficio materiale, l'Arte non esiste più.
Gli artisti seducono gratis: tutto avviene nell'immaginazione.
Gli artisti seducono senza pretendere devozione e fedeltà: non esercitano il potere.

Durante gli anni di accademia dobbiamo capire cosa di noi piace agli altri e quali sono le nostre armi di seduzione. Qui possiamo sperimentare tutto, perché ci troviamo in un ambiente protetto e lavoriamo con persone professionali che sanno stare al gioco: possiamo esercitare le capacità seduttive con compagni e insegnanti. Questi sono un importante strumento di verifica delle nostre potenzialità: il loro apprezzamento o la loro disapprovazione ci aiuteranno. Tra di noi è importante manifestare le nostre sensazioni con onestà: i falsi apprezzamanti non servono. Dire chiaramente ciò che si prova significa anche eliminare qualsiasi ambiguità, e quindi ogni seduzione destinata ad ottenere qualcosa.
Nel campo dello spettacolo spesso si tende a mescolare piano personale e piano lavorativo, proprio perché si lascia degenerare questo rapporto di reciproca seduzione.
Quando un regista, sedotto dalla bellezza dell'attrice sulla scena pensa di possedere il suo corpo, sta abbandonando l'Arte.
Quando un'Attrice sedotta dalla bravura del suo collega cerca di stabilire una relazione sentimentale, sta abbandonando l'Arte.
Questi casi e simili sono estremamente diffusi, sono la normalità.
Invece l'Artista dovrebbe vivere sul set pienamente, seducendo e lasciandosi sedurre, restando libero materialmente e affettivamente.
Con questa libertà non c'è situazione, emozione, sentimento, caso che non si possa affrontare: la sperimentazione può avanzare senza remore nel rispetto reciproco perché il patto è "facciamo finta che..."

(SFA, "Propedeutica allo Spettacolo", lezione del 12/01/2012)

 

 

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