Propedeutica allo Spettacolo

È il corso che prepara gli allievi ad assumere la giusta predisposizione mentale e psichica verso le arti sceniche. Aiuta a prendere coscienza del proprio corpo e delle proprie emozioni affrontando passo dopo passo paure e inibizioni che ne impediscono il corretto uso per comunicare con gli altri. Qui trovate relazioni sugli argomenti sviluppati nel corso, sui testi affrontati o consigliati, sugli esercizi messi in atto.
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Accettare se stessi

Scritto da Francesca Piroi

Francesca Piroi

Accettazione del proprio corpo. Bellezza. Prima di tutto c'è una cosa da sottolineare: nel cinema ci sono infiniti ruoli da interpretare.  In fase di studio è fondamentale confrontarsi con la gamma più vasta possibile, ma non tutti possono fare tutto.

Si deve lavorare sui ruoli che il mio corpo mi permette di interpretare, quindi valorizzare le mie qualità e particolarità e non sognare ciò che non posso proprio fare. Per un attore è fondamentale avere piena coscienza di sé ed essere sereno col proprio corpo. Tutto ciò è una conquista: bisogna distaccarsi dai dettami di bellezza con cui ci bombardano pubblicità e televisione: superare questi canoni rigidi. Esiste una bellezza che non sta nelle misure: l'artista è, anzi, colui che cerca e scova una bellezza sottovalutata o troppo nascosta per essere apprezzata, e che poi fa uso della sua arte per metterla in piena luce e portarla al massimo del suo splendore. L'artista vive della bellezza della vita. Tornando all'accettazione di sé, c'è da dire un'altra cosa: il problema sta in noi, non negli altri. Nel momento in cui noi ci accettiamo, lo fanno anche gli altri. Nell'accettare se stessi si crea un'aura di interesse, di stima, di attrazione, per cui poi gli altri sono portati a te, e ti cercano.

 

Parte pratica: il piacere
Noi ragazze ci siamo sedute e i ragazzi si sono disposti ognuno dietro a una di noi. L'esercizio per loro era di dare piacere e per noi di imparare a riceverlo. Dopo qualche giro l'attenzione si è fermata su due questioni principali:
"Devo distaccarmi completamente da quello che faccio sul corpo dell'altra persona o comunque fare qualcosa che mi coinvolga e piaccia?"
e
"Se non sono minimamente attratto dal corpo che ho davanti devo comportarmi asetticamente o fingere (magari pensando a qualcos'altro) per dare piacere?".
Per la seconda questione la risposta è stata un po' sbrigativa: per il momento si userà la finzione, ma bisognerà trovare qualcosa di più stabile.
Per la prima questione invece si è discusso un po' più a lungo. E siamo arrivati alla conclusione che il distacco è fondamentale perché mi permette di non voler approfittare del corpo che ho davanti, di non confondere i piani, ma comunque è fondamentale che ciò che faccio mi piaccia, se no non posso dare reale piacere all'altra persona; questa dovendo partire da una piccola verità per poi amplificarla, deve quindi provare davvero una qualche sensazione, in questo caso di piacere.

Parte pratica: gioco di ruolo
Abbiamo fatto poi un gioco di ruolo: a ognuno, segretamente, è stato assegnato un ruolo e abbiamo quindi cominciato a relazionarci e a vivere questa storia. Pian piano le dinamiche hanno preso corpo e la storia ha cominciato a vivere attraverso tutti i ruoli. È stato molto utile all'ascolto: il dover capire bene la consegna che avevano ricevuto gli altri ci ha costretti a parlare uno alla volta per poter dare spazio a tutti per poter cogliere tutte le informazioni necessarie, attraverso parole e sguardi. Alla fine la maggior parte dei ruoli sono stati compresi dagli altri, solo qualche piccolo dettaglio è venuto fuori dopo nel confronto finale.

(SFA, "Propedeutica allo spettacolo", lezione del 16/03/2012)

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