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Penelope Cruz

Scritto da Chiara Campi

Penelope CruzÈ nata il 28 aprile 1974 a Madrid. Stranamente, non è figlia d’arte! È nata da madre parrucchiera e padre commerciante.

In più di un’intervista ha dichiarato che il salone della madre è stata la sua prima scuola di recitazione, dove ha imparato a “studiare i caratteri” ascoltando di nascosto le chiacchiere delle clienti. La sua è comunque una famiglia di artisti: la sorella Monica è una ballerina e attrice, e il fratello, Eduardo, cantante e musicista.
Penelope ha iniziato con la danza: ha lasciato le scuole superiori prima del tempo per iscriversi al Conservatorio nazionale di Spagna, per studiare danza classica, e intanto studia anche danza moderna e recitazione. Nel frattempo si guadagna da vivere come modella e indossatrice, e si avvicina al mondo dello spettacolo molto giovane, a soli quindici anni, come presentatrice di un programma per ragazzi. A soli 17 anni entra nel mondo del cinema col film “Prosciutto Prosciutto” di Bigas Luna. Da allora recita in molti film, ottenendo grandi successi a livello nazionale, ma è con “Tutto su mia madre” di Pedro Almodovar (con cui aveva già lavorato in “Carne Tremula”, e con cui inizierà un grande sodalizio professionale e personale) che raggiunge il successo i tutto il mondo. Da allora ha lavorato, in Spagna, negli Stati uniti, e anche in Italia, grazie alla sua padronanza perfetta sia dell’inglese che dell’italiano.

Tra il 2000 e il 2001 è protagonista di "Per incanto o per delizia" di Fina Torres, "Passione ribelle" di Billy Bob Thornton, "Blow" di Ted Demme e "Il mandolino del capitano Corelli" di John Madden, e "Vanilla Sky" di Cameron Crowe.
Negli ultimi anni in particolare ha avuto modo di lavorare con grandi registi che stima molto e dai quali dice sempre di aver imparato tanto, che le hanno proposto dei personaggi molto interessanti e intensi: nuovamente Pedro Almodovar in “Volver” (2006) e “Gli abbracci spezzati” (2009), Woody Allen in “Vicky Cristina Barcelona” (2008) e Sergio Castellitto in "Non ti muovere" (2004) e "Venuto al mondo" (2012). La troviamo anche, nel 2009, nella versione cinematografica del musical “Nine”, di Rob Marshal dove da prova delle sue capacità di ballerina la sentiamo anche cantare, anche se lei dichiara di non potersi assolutamente definire una cantante e che non se la sentirebbe mai di cantare dal vivo.
Infine, in versione piratesca, la troviamo anche nell’ultimo capitolo dei “Pirati dei caraibi”, film che ha girato mentre era incinta, per cui durante le ultime prese ha chiesto alla sorella Monica di raggiungerla sul set per farle da controfigura. Nel 2010 infatti si è sposata con l’attore Javier Bardem, con cui ha lavorato in diversi film, e hanno due bambini, Leonardo e Luna.

Penelope è molto impegnata nel volontariato, ha trascorso un periodo come volontaria in Uganda, e sostiene attivamente la missione di Madre Teresa di Calcutta, a cui ha donato l’intero compenso del suo primo successo Holliwoodiano, e sostiene una fondazione che costruisce a Calcutta scuole e ospedali.
È inoltre una brava fotografa, alcune sue foto scattate in Nepal per una rivista Spagnola sono stati esposti in una mostra a Madrid.

Personalmente adoro il modo in cui questa attrice è capace di tutelarsi, di essere molto riservata, ma al contempo molto solare e aperta, di essere come un libro aperto ma alla fine di non dire una parola in più di quello che non vuole dire, nonostante le mille tattiche adottate dai giornalisti. In particolare, a chiunque cerchi di estorcerle qualcosa, non dice mai solo una sola parola riguardo alla sua vita privata, senonché lei e la sua famiglia sono estremamente felici. Anche sul suo modo di lavorare in realtà dice ben poco. Parla dei registi con cui ha lavorato, che le hanno insegnato tanto: di Sergio Castellitto ammira la serietà e la capacità di trovare il giusto equilibrio tra guida del regista e spazio creativo dell’attore, di Woody Allen la genialità dell’umorismo che fa nascere le scene sul set, e infine con Almodovar ha un rapporto speciale, di grande affinità lavorativa e stima personale, insieme hanno lavorato per mesi in "Volver" sulle sfumature del personaggio fino a che non è nato, un lavoro che l’attrice ha definito qualcosa di magico.

Da quel poco che emerge dalle sue interviste sembra che non lavori tanto su se stessa nel trovare le emozioni, ma più sul personaggio, che le assuma per empatia:
“Io non mi chiedo se sono come il mio personaggio, se reagirei in un modo o nell’altro, ma devo soltanto comprenderlo e capire perché fa e dice queste cose. Questo è il modo in cui lavoro, non c’è bisogno di essere come loro.”
Della recitazione parla sempre come un mestiere, mai come di un’arte, un lavoro che ama molto, e che sa essere molto faticoso, ma proprio un lavoro come un altro.
“Io metto molto impegno nell’avere una vita normale, è importante per me e per la mia famiglia, adesso che sono madre. E poi faccio questo lavoro, un po’ peculiare (parola sua)... Non mi interessa più girare un film via l’altro, ma quando dico di sì a un progetto, do tanto. Sul set sono come un soldato. Registi straordinari hanno fiducia e mi affidano ruoli complicati. Ma poi li devi fare! Non ti puoi rilassare un secondo. Stai in tensione per mesi. È quello che mi piace di questo mestiere: la passione per l’interpretazione, sperimentare materiale rischioso, difficile. Lì posso trovare la felicità. No, mi correggo, la felicità non dipende dal lavoro. Ma ti dà una soddisfazione reale. Essere un’attrice vuol dire rinunciare al tuo ego, adattare l’aspetto alle esigenze del ruolo, dargli tutto. Non ho paura di trasformarmi fisicamente per un personaggio. Bello o brutto, non conta.”

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