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Romy Schneider

Scritto da Margherita Colella

Nata il 23 settembre 1938 a Vienna da madre tedesca e padre austriaco, era figlia d'arte: i genitori erano entrambi attori di successo in Austria.  A causa dell'allontanamento del padre, Romy strinse un forte legame con la madre la quale le trasmise la passione per la carriera cinematografica. Il suo vero nome era Rosmarie Magdalena Albach-Retty, il nome d'arte Romy Schneider lo assunse in seguito al suo primo successo cinematografico con "L'amore di una grande regina" (1954) prendendo quindi il cognome della madre.

Per gli americani era "la Marilyn Monroe d'Europa" anche se lei era solita affermare: "Io sono un'attrice non una diva" per distinguersi dalla povera Marilyn che invece era una diva, la più ammirata e popolare diva del secolo.

In comune avevano il grande amore per il pubblico, la popolarità, la ricchezza e il terribile destino che si accanì contro le loro esistenze: Marilyn morì a 36 anni nel 1862 imbottia di farmaci, Romy a 44 anni nel 1982 a causa di un infarto.

Tra il 1955-1957 fu impegnata nell'interpretazione del personaggio di Sissi, nella trilogia dei film sull'imperatrice d'Austria Elisabetta. Tali pellicole consentirono a Romy di ottenere un'immensa popolarità, grazie alla carica di freschezza, ingenuità ed entusiasmo che l'attrice seppe infondere al personaggio.

Seguono pellicole mediocri dello stesso tenore, favole romantiche in cui Romy interpreta la parte della fanciulla lieve e innocente: è in questo periodo che inizia a dimostrare insofferenza per tali ruoli leggeri al punto di rifiutare un quarto episodio sulla vita di Sissi.

La svolta nella carriera di Romy Schneider avviene con il film "L'amante pura" (1958) dove conobbe Alain Delon, con il quale ebbe un'intensa e determinante relazione sentimentale. Per questo grande amore si trasferì a Parigi dove iniziò a recitare in film di produzione prevalentemente francese e italiana, come: "La piscina (1968) di Jacques Deray, "La califfa" (1970) di Alberto Bevilacqua, "Ludwig" (1973) di Luchino Visconti.

Era appunto il 1958 quando Romy arrivò a Parigi e ad aspettarla in aeroporto con un fascio di rose in mano era l'affascinante Alain Delon.

Qui, tagliati i ponti con il passato, al fianco di Alain Delon, l'uomo determinante della sua vita - come lei stessa lo definirà - conosce l'amour fou ed entra in contatto con il cinema d'autore, primo tra tutti Luchino Visconti che la chiama "la mia Romina" e la dirige con spietata severità a teatro e sul grande schermo, e con la moda.

Coco Chanel mette a disposizione la sua esperienza offrendo alcuni consigli per camuffare i piccoli inestetismi e Romy apprende le regole dell'eleganza che fa proprie con mirabile naturalezza, sviluppando un gusto raffinato. Diventa così emblema dello chic parigino e della capitale francese che la adotta.

Il cinema le dà la possibilità di dimenticare la sua esistenza: è per sbarazzarsi di se stessa che interpreta personaggi femminili sempre diversi, e allo stesso tempo per indagare emozioni e aspetti profondi del suo carattere. Gli anni della maturità la vedono nel ruolo di amante o di prostituta, di vittima o criminale, di donna tenera o gelida.

Quello tra Alain e Romy fu un grande amore, splendido e infelice, durato dal 1958 al 1963. In quegli anni per Romy tutto andò a gonfie vele, nella carriera come in amore, sebbene i due si potessero vedere solo di rado a causa degli impegni lavorativi.

"Ci sentivamo al telefono, anche più volte al giorno, la sera non potevo andare a letto senza avere la sua buonanotte; e lui pure, aspetta quel momento per mettersi a dormire".

Pochi giorni dopo però una foto sul giornale cambiò la sua vita: accanto ad Alain c'era già un'altra donna: Nathalie Barthélemy, attrice anche lei.

Per rompere il fidanzamento ad Alain bastarono un fascio di rose e un biglietto di poche righe: "Cara mi dispiace. So che ti avrei reso la vita infelice. Lasciandoci adesso, sarà più facile restare amici. Ed è quello che ti chiedo. Ti auguro ogni bene. Alain". Così fu, tornarono ad essere amanti 4 anni dopo, ma solo nella finzione scenica, sul set del film "La piscina" di Jacques Deray.

Da qui fu vittima di una serie di sfortunati eventi: il tumore al rene, la perdita del suo primo marito, il divorzio dal secondo e la morte del figlio David Christopher, morto tragicamente all'età di 14 anni rimasto infilzato nell'asta di un cancello di ferro sul quale si era arrampicato per gioco. Da quest'ultima perdita Romy Schneider non si riprende più, le ferite del cuore sono troppe, né l'alcol né gli anti-depressivi, di cui abusava, riescono a lenire il dolore.

La mattina del 29 maggio 1982 Romy fu trovata dal suo compagno Laurent Petin priva di vita sul divano del salotto. Si pensò ad un suicidio ma subito, in seguito all'autopsia, i medici dichiararono che si era trattato di un arresto cardiaco. Non era stata lei a cercare la morte, stanco di vivere era il suo cuore.

Erano passati 20 anni da quando si erano lasciati. Alain Delon vennne avvertito della morte improvvisa di Romy e si precipitò da lei. Le scrisse una lettera d'amore, l'unica che le avesse mai scritto.

Delon non smise mai di amare la Schneider e lei lo sapeva: "L'uomo più importante della mia vita resta Delon".

Alain non andò ai suoi funerali, nella lettera scrisse: "Non verrò né in chiesa né al cimitero, verrò a trovarti il giorno dopo e noi saremo soli. Mia puppelé, ti guardo ancora e ancora. Voglio divorarti di sguardi. Riposati. Sono qui, vicino. Ho imparato un po' di tedesco grazie a te. Ich liebe dig. Ti amo. Ti amo, mia puppelé".

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