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Bryce Dallas Howard

Scritto da Francesca Piroi

È nata a Los Angeles il 2 marzo 1981, ed è figlia di Ron Howard (attore e registra) e Cheryl  Alley (attrice). Dopo aver trascorso i primi anni di vita a Greenwich, nel Connecticut – i genitori hanno infatti voluto crescere i quattro figli lontani dal mondo dello showbiz – frequenta la prestigiosa Steppenwol School e lo Stagedoor Manor Performing Arts camp insieme all’amica Natalie Portman, e il conservatorio Stella Adler. Per non approfittarsi del prestigio familiare e per farsi spazio nel mondo del teatro e del cinema solo grazie al proprio talento, si approccia allo studio della recitazione come Bryce Dallas. Dal 1999 al 2003 studia alla New York Univerity Tisch School of Arts e nello stesso periodo si esibisce in diversi classici a Broadway (Shaw, Shakespeare, Cekhov).

 

La carriera cinematografica prende, comunque, il via grazie al padre: partecipa infatti come giovane comparsa in alcune sue produzioni, come “Apollo 13” e “Il Grinch”. A soli 32 anni, Bryce Dallas Howard ha lavorato in più di 15 film: Parenti, amici e tanti guai, Apollo 13, Il Grinch, Adolescenza inquieta, The Village, Manderlay, Lady in the Water, As You Like It, Spider-Man 3, Good Dick, L'amore impossibile di Fisher Willow, Terminator Salvation, The Twilight Saga: Eclipse, Hereafter, 50 e 50, The Help.

Curiosità: amici e parenti
L’attore Clint Howard è suo zio, mentre il nonno è Rance Howard, anche lui attore, il padre e la madre sono attori. Henry Winkler (faceva Happy Days con Ron Howard) è il suo padrino. E molto amica di Natalie Portman (sin da giovanissime) e di Jake Gyllenhal.

Ha detto
“Ho sempre avuto la sensazione che i ruoli capitassero nella mia vita proprio quando ne avevo bisogno, quasi come per insegnarmi qualcosa. La stessa cosa si può dire dei film, i film si manifestano alla società per dare una lezione, per ispirare le persone, per confortarle”
“Ho imparato a ragionare con la prospettiva di una lunga carriera. L’attore può avere una carriera davvero lunga, che duri fino all’ultimo giorno di vita, ma ci saranno dei momenti in cui sentirà di essere un fallito o in cui disprezzerà se stesso. Ho imparato da mio padre che avere queste sensazioni non significa che devi smettere di fare ciò che fai. Ma che devi metterci ancora di più te stesso, che devi spingerti davvero oltre. Forse sarà proprio grazie ad un fallimento se ti avvicinerai a un nuovo successo”
(su "L’amore impossibile" di Fisher Willow)
“Nel lavorare con registi che sono stati soprattutto attori, credo ci sia una sorta di focus diverso, diverso da quello di registi che mirano più ad un’efficienza tecnica. Credo siano due scuole di pensiero, e che un buon regista le debba possedere entrambe. Jodie Markell è così. Mi sono sentita davvero supportata nella mia performance. Quando avevo domande, o quando mi stava dirigendo, c’era un approccio derivante dal fatto che lei è un’attrice, e che quindi parlava il mio stesso linguaggio. Kenneth Branagh è lo stesso. E M. Night Shyamalan pure. E ciò porta a risultati superiori, per un buon numero di ragioni”.