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Alejandro Jodorowsky

Scritto da Caterina Testi

Jodorowsky"La gente desidera smettere di soffrire, ma non è disposta a pagarne il prezzo, a cambiare, a cessare di definirsi in funzione delle sue adorate sofferenze...

La vita è un intero atto poetico, dobbiamo rimanere recettivi alla meraviglia, che si manifesta nel momento stesso in cui ci sentiamo vivi... autorizziamoci a vivere..."

Regista? Attore? Mimo? Sceneggiatore, Drammaturgo? Mago? Alejandro Jodorowsky, fonde tutte le arti in perfetta armonia con la magia, la simbologia ed il razionale mondo del surrealismo.
Nasce in Cile a Tocopilla nel 1929, e all'eta di 24 anni si trasferisce a Parigi dove subito  diventerà allievo, assistente, e fidato collaboratore di Marcel Marceau, per il quale scriverà numerose opere tra cui La Gabbia e Bip venditore di ceramica.
In seguito con gli amici Fernando Arrabal e Roland Topor diede inizio al PANICO: l'anti-movimento, che costruiva le sue basi nel vivere la totalità di tutto ciò che il mondo offriva, inspirandosi al Dio Pan (nell'antica Grecia Pan rappresenta il demone, il sapiente dell'incubo; portato nell'Olimpo da Hermes, dopo l'abbandono della madre, la ninfa Driope, che lo ripudiò per il suo spaventevole aspetto caprino. Pan rappresenta la coscienza dell'uomo, spogliata della sua natura artificiosa, e nutrita dall'istinto).
Il principio della pan-estetica era quindi il concetto basilare dell'azione artistica dei fondatori del "movimento": si poteva parlare di tutto, di filosofia, pittura, teatro, scacchi, matematica, in quanto tutto era considerato arte; ma Panico era soprattutto un atteggiamento, un pensiero, e nulla legava i suoi fondatori, se non quell'atto di visione personale di sensazioni. Le basi erano comuni, ma i piani, no. E fu così che nel decennio 1962-72 iniziarono percorsi individuali.
La popolarità di Jodorowsky è comunemente attribuita ai film da lui diretti, come El Topo (1971), La montagna sacra (1973); aggettivati, di un determinante surrealismo, di magia, simbolismo  e motivi psicoanalitici.
Nel 1975 diede inizio al progetto, di creare un film sul celebre romanzo fantascientifico Dune, di Frank Herbert, al quale avrebbero dovuto partecipare i Pink Floyd come compositori, Salvador Dalì nel cast, e Moebius e Giger come scenografi costumisti. Ma la produzione fu cambiata e il film fu realizzato a distanza di dieci anni dal regista David Lynch. Nonostante tutto Alejandro continuò la collaborazione di sceneggiatore con i fumettisti Moebius, Juan Gimenez, e recentemente con Milo Manara.
Nel 1979 esce lo sfortunato lungometraggio girato in India, Tusk, che narra le storie- disavventure di un simpatico elefante. Il produttore del film fece bancarotta, il film non fu realmente distribuito, e di conseguenza anche Jodorowsky non se la passò molto bene.
Ritornerà al cinema nel 1988 con Santa sangre, dove ricomparirà l'elemento simbolico dell'elefante, citato nel volume La danza della realtà, dove narra l'episodio vissuto da bambino, quando fu acidamente punito dalla nonna, per aver nascosto dietro il suo letto una piccola scultura di muco a forma di elefantino.
Nel 1991 dirige Il ladro dell'arcobaleno, nel 2005 interpreta Beethoven in Musikanten di Franco Battiato, e nel 2007 è interprete attore nel film Niente è come sembra. Sempre nello stesso anno produce in Italia lo spettacolo teatrale Sogno senza fine, presentato al teatro Gobetti di Torino.
In campo letterario-filosofico-religioso-esoterico, nel 1997 uscì L'intervista sulla psicomagia conversazioni con Gilles Farcet, nel 1999 pubblicò Aforismi e poesie ispirati alla cabala, La scala degli angeli, I vangeli per guarire; nel 2005 uscì La via dei tarocchi, e nel 2006 la sua biografia La danza della realtà.
Quando Teresa si arrabbiò con Dio (1998), e Il figlio del giovedì nero (2003), trattano di tematiche differenti, la rivisitazione in chiave epica di una famiglia di ebrei che dalla Russia intraprendono il viaggio verso il Cile.

"Nel libro "La danza della realtà" Jodorowsky racconta di come si rivolse a lui e alla psicomagia per curarsi dalla depressione anche un grande attore italiano. Ed è facile vedere la figura di Vittorio Gassman nelle scarne descrizioni disponibili. Gassman si rifiutò di compiere il gesto psicomagico proposto da Jodorowsky (un complesso rituale in cui doveva sgozzare un gallo sulla tomba della madre), dicendogli "ma io non posso: io sono Vittorio Gassman". Per Jodorowsky quella fu la vera natura della depressione dell'attore, il dover "portare" un nome come un'etichetta.
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