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Cervello e psicoterapia

Scritto da Giulia Dascoli

Il cervello può cambiare, o meglio è possibile modificare la sua struttura neuronale senza l'utilizzo di alcun farmaco, semplicemente attraverso la psicoterapia.  Attraverso la risonanza magnetica è stato possibile riscontrare che in un uomo, terrorizzato da ragni, l'area pre-frontale laterale destra si attiva stimolata dalla paura. Qualche tempo dopo nello stesso individuo non viene riscontrata alcuna reazione: guarda il ragno, eppure reagisce in modo “normale”, come di chi non è assalito da impulsi di terrore. Cosa è avvenuto nel frattempo? Le recenti analisi parlano di modificazioni cerebrali del tutto simili a quelle ottenute con i farmaci utilizzando, tuttavia, soltanto la psicoterapia.

Sono stati presentati i risultati di ricerche “rivoluzionarie” per quanto concerne la terapia della psiche al 20° congresso mondiale di medicina psicosomatica, tenutosi a Torino dal 23 al 26 settembre 2009. Viene messa in evidenza l'attività di regolazione delle risposte agli agenti stressori coinvolti nelle diverse malattie e quindi, non solo la dimostrazione della possibilità che la psicoterapia sia in grado di produrre modificazioni strutturali e funzionali nel cervello. Secondo Fassino, direttore del centro universitario per i Disturbi del Comportamento Alimentare dell'ospedale Molinette di Torino che ha ospitato il congresso, afferma che sia i farmaci che le psicoterapie agiscono entrambi sui circuiti neurobiologici coinvolti nelle reazioni alla paura.

Gli studi effettuati su pazienti schizofrenici, hanno reso disponibili i risultati di confronti effettuati con la risonanza magnetica sugli effetti positivi ottenuti dai farmaci anti-psicotici e da un modello di psicoterapia chiamato CRT (Cognitive Remediation Therapy). La necessità di integrare il modello psicosomatico - che sottolinea l'importanza dei processi psichici nelle malattie somatiche - all'interno di un trattamento psichiatrico, è una pratica che si rende necessaria in diversi contesti terapeutici, diventando strumento essenziale anche in malattie cardiovascolari, nell'obesità, nel diabete e anche in campo oncologico. Fassino sostiene un “approccio olistico” alla malattia, questo particolare tipo di approccio cerca di vedere le persone nella loro interezza, ripetto all'ambiente interno ed esterno. Si parla di un individuo e non la somma di parti fisiche o psichiche più o meno malate.

Altri studi, eseguiti dell’Università di Montréal e numerose ricerche condotte con diverse forme di neuroimaging (utilizzo di tecnologie di neuroimmagine in grado di misurare il metabolismo cerebrale, al fine di analizzare e studiare la relazione tra l’attività di determinate aree cerebrali e specifiche funzioni cerebrali) hanno evidenziato in pazienti depressi la "normalizzazione" dell’attività cerebrale dopo una psicoterapia di qualche mese, con un effetto simile a quello degli antidepressivi. Ancora, in Germania, Georg Northoff della Otto-von-Guericke University di Magdeburgo, ha mostrato come la conversione dell’angoscia in sintomi somatici non derivi dalla pura suggestione, ma dalla modificazione di specifici circuiti cerebrali.
Tutti questi studi affermano che partendo dai disturbi della psiche è possibile curare le malattie più classiche.
Solo una mente sana contribuisce a mantenere sano l'organismo.

per approfondire

www.psicoanalisi.it

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