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Traducendo... Franco Travaglio

Scritto da Administrator

Franco TravaglioSul set de "Il Fantasma di Canterville" ho rubato questa intervista a Franco Travaglio, autore dell'opera e protagonista della versione che Accademia dello Spettacolo sta producendo cinematograficamente allo scopo di creare un dvd destinato a tutte le scuole italiane.

Qual è stato il tuo percorso di studi?
È stato un percorso di studi molto coerente: sono partito con lo scientifico! Dopo il liceo ho iniziato un po’ a dedicarmi a quelle che erano le mie passioni, e le mie passioni più forti erano il teatro e la musica. Quindi ho iniziato l’università, ho scelto lettere e ho scelto tutti corsi inerenti al teatro, e ho iniziato anche a fare un corso di recitazione… e nel frattempo ho fatto anche altri corsi, ho fatto degli stage di teatro musicale e di composizione e scrittura. Poi visto che per laurearmi volevo fare la tesi sul musical, il mio relatore mi ha consigliato di fare anche dei corsi di inglese, di analisi musicale, metrica, eccetera… Poi finita l’università ho iniziato a lavorare come insegnante di informatica… sempre per essere coerente… e nel frattempo ho scoperto che a Milano stavano facendo un corso finanziato dall’Europa per manager dello spettacolo, e allora tramite quel corso, che permetteva di fare uno stage all’interno di una realtà teatrale milanese, ho lavorato con La Rancia, quindi lì ho conosciuto Saverio Marconi, Federico Bellone, ecc…

Quanti anni avevi?
Lì avevo 25,30 anni... Poi mi sono laureato e ho iniziato a lavorare in questo campo. Prima ho fatto per molti anni l’assistente alla regia..

Hai viaggiato all'estero?
Sì, io vado spesso all’estero per vedere musical, perché è una grande passione, e quindi ho sempre abbinato i viaggi di vacanza e di piacere a qualche musical da andare a vedere in giro per il mondo. E adesso naturalmente lo faccio anche perché lavorandoci è sempre bene vedere quello che c’è in giro di nuovo.

Non hai mai pensato di lanciarti nel mondo dello spettacolo dalla parte del palcoscenico?
In realtà sì, appena finita la scuola di recitazione sono stato attore in un paio di piccole produzioni qua a Torino, però poi, un po’ perché non mi avevano più chiamato per fare altro, un po’ perché a me piaceva anche molto stare dietro le quinte, e lo trovo altrettanto gratificante e interessante, ho iniziato a lavorare “dall’altra parte”, però mai stando troppo lontano dal palcoscenico. Per esempio quando ho fatto l’assistente di Tato Russo a Napoli, ho dovuto sostituire un attore,  per un litigio che c’era stato col regista, e ho interpretato il domestico di "Dorian Grey", e ho intrapreso tutto il tour, e poi a Milano, per un’indisposizione di un attore, ho fatto un ruolo in "Sweet Charity" con la Cuccarini… E quindi, un po’ per caso, un po’ per passione, ho sempre continuato a stare un po’ anche sul palcoscenico oltre che dietro le quinte.

E com’è che hai iniziato a lavorare sui testi?
Tramite la Compagnia della Rancia ho cominciato a tradurre dei musical, ma in realtà già prima avevo tradotto Joseph, per una compagnia amatoriale, e poi questa traduzione era piaciuta e quindi è stata poi utilizzata anche nella versione professionale, con Rossana Casale Antonello Angiolillo. E poi, avendo appunto già lavorato su Weber, mi sono proposto per il film del "Fantasma dell’Opera" a Fiamma Izzo, e quindi lei è stata contenta di avermi in squadra… però l’aver iniziato proprio in maniera continuativa è stato grazie alla Rancia. Da "Jesus Christ Superstar" in poi ho tradotto quasi tutti i musical che hanno fatto nuovi (per le riprese, come ad esempio Grease, utilizzavano le loro vecchie traduzioni). Poi, essendo arrivata la Stage Entertainment in Italia ho iniziato a lavorare con loro, e per loro ho tradotto "La Bella e la Bestia", "Flashdance", "Sister Act", e adesso stiamo iniziando le prove de "La febbre del sabato sera".

Qual è stata per te tra i musical un’esperienza particolarmente gratificante?
Sono due, uno sicuramente è stato "Jesus Christ Superstar", perché era il musical più conosciuto in Italia in inglese, era sempre stato fatto in inglese ed era una sfida pazzesca renderlo in italiano, in più era una storia talmente nota che si rischiava o di banalizzarlo o di forviarlo, e invece devo dire che abbiamo fatto un lavoro carino, è stata una grande soddisfazione! Anche quando i puristi entravano in teatro con la puzza sotto il naso dicendo “tanto non sarà mai come in inglese” alla fine dello spettacolo dicevano di essersi ricreduti. L’altro è stato "Sister Act", perché mentre Jesus è stato un musical drammatico, questo è un musical comico, quindi per la prima volta ho dovuto creare delle battute comiche, e con la collaborazione di Alberto Di Risio, che è uno degli autori di Fiorello, ho fatto questo lavoro sulla comicità, su un testo di teatro brillante, ed è stata un’altra esperienza gratificante vedere il pubblico che rideva a crepapelle sulle battute, è stato bellissimo.

Qual è il segreto per tradurre l’umorismo in maniera efficace? 
Non essere fedele per nulla all’originale! Perché in qualsiasi lingua, in qualsiasi paese venga creato un musical non sarà mai come nel tuo paese, e il pubblico reagirà sicuramente in un’altra maniera, quindi il segreto sta nel creare la medesima situazione comica, ma con altre parole, con altre immagini, con altre figure, con altri riferimenti, e fregandosene magari anche un pochino della coerenza, perché ovviamente se tu fai un musical ambientato da un’altra parte e gli dai dei piccoli riferimenti alla realtà italiana a volte incappi in una critica che magari pensa di trovarsi di fronte al teatro impegnato in cui tutto dev’essere perfettamente coerente e verosimile.  Invece noi  abbiamo messo delle battute, tipo quella della superiora rivolta a Deloris che le dice che "sembra un carro di Viareggio", che il pubblico apprezzava tantissimo, mentre magari la critica arricciava un po’ il naso. Quando si vanno a vedere questi spettacoli non bisogna aspettarsi una verosimiglianza come nel teatro classico, ma bisogna aspettarsi uno spettacolo divertente, ed è stato quello che abbiamo fatto.

Hai scritto altri musical oltre al "Fantasma di Canterville"?
Sì, ho scritto il secondo musical per la mia compagnia amatoriale, che purtroppo non è andato in scena, subito dopo il fantasma, era "Angeli con la pistola", che era tratto da un film con Bette Davis e Glenn Ford, che era in pratica la storia di una Cenerentola moderna all’epoca del proibizionismo. Poi ho scritto un musical basato su canzoni già esistenti, basato sulla vita di Marilyn Monroe, "Bye Bye Marilyn", che è andato in scena in giro per l’Italia. E poi un musical che è stato composto da Gianluca Cucchiara, e basato sul film campione d’incassi "Notte prima degli esami" di Brizzi, che purtroppo non è andato oltre un workshop perché i teatri non se la sono sentita di mettere su un titolo completamente nuovo, anche se veniva da un film famosissimo. Poi ho scritto un musical intitolato "Lezioni di ballo", che è andato in scena come saggio di una scuola di Milano, e che spero prima o poi riusciremo a proporre a qualche produzione, e poi anche un musical per bambini per le scuole intitolato "Mille e una favola", basato sulle famose favole della tradizione.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?
Faccio questo mestiere grazie alla folgorazione che ebbi guardando "Jesus Christ Superstar", e quindi Lloyd Webber è sempre stato il mio mito e sempre lo sarà, però adoro anche Boubil e Schonberg, che sono gli autori de "Les Miserables", che è il mio musical preferito. Come attori mi piacciono tanto Jonatan Pryce e tutta questa gente qua che sa recitare cantando in maniera incredibile. In Italia amo tantissimo tutti quelli che hanno scommesso sul musical, anche rimettendoci, anche in periodi in cui il musical veniva bistrattato e poi i grandi interpreti da Massimo Ranieri, a Loretta Goggi, a Lorella Cuccarini, e così via, che hanno fatto di questa arte di cantare, ballare e recitare un po’ il loro stile di vita.

Progetti per il futuro?
Nell'immediato ci sono due lavori che ho curato e che vanno in scena: "La febbre del sabato sera" e "Frankestein Junior", uno con la Stage Entertainment e uno con la Compagnia della Rancia, e poi spero tanto di prendere questo "Fantasma di Canterville" e trasformarlo in uno spettacolo non solo in dvd, ma anche da portare in teatro. E poi ho un paio di progetti in giro di gente che mi ha proposto di scrivere musical ma che sono ancora in forse quindi non ne parlo ancora, ma che spero andranno in porto. E poi il progetto più grande è continuare a vivere di questo mestiere che amo.