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Valeria Solarino

Scritto da Valentina Cesano

Valeria SolarinoIn un intervista del 2009, sul mensile GQ, Valeria Solarino racconta le timidezze e i suoi sogni.

Fotografata da Satoshi Saikusa, però, tanto timida non sembra e tanto meno sul grande schermo dati i ruoli impegnativo che l'hanno vista protagonista. É proprio qui che si svela la sua forza di attrice, timida nella vita forse, ma sicura nel lavoro e di forte impatto, una femme fatale; perché come dice Monica Capuano nell'articolo di GQ, “il viso di Valeria te lo ricordi, anche se l'hai intravisto solo per qualche secondo. Perché sembra disegnato apposta per il cinema”. Ha il carattere schivo di una donna che non ama stare al centro dell'attenzione, ma è una di quelle persone che hanno la determinazione nel sangue, di quelle donne che quando prendono la mira, fanno centro. Quando giocava a basket a forza di allenamenti è arrivata in serie B e lo stesso ha fatto con la recitazione. Il suo percorso artistico inizia con il teatro, studia alla scuola di teatro dello Stabile di Torino dopo aver abbandonato gli studi alla facoltà di filosofia, perché era “un desiderio che già bruciava, sotto la cenere”. Le mancavano pochi esami alla laurea, ma ha mollato, ha fatto la sua scelta e oggi dice che è successo tutto grazie alla scuola, le ha permesso di capire qual era la sua strada. Non si aspettava di fare del grande schermo la sua vita, ma come spesso le capita, è stata travolta dagli eventi e ora non riesce ad immaginare uno stile di vita diverso, come stare in giro in tournée teatrali in cui ogni sera si cambia città e si replica uno stesso testo. Infatti è proprio durante le riprese di "Che ne sarà di noi?" a Santorini che ha deciso, ha scelto il cinema e con lui un tipo recitazione diversa, magari “più sporca, ma più calda”.

Parla di se come una persona molto allegra e solare, tanto diversa e molto meno complicata rispetto ai personaggi che le vengono dati da interpretare ma forse le riescono bene proprio per questa distanza che le impone di compiere una grande ricerca. Lei non crede che ci sia un metodo per imparare a costruire un personaggio, ce ne sono tanti e tutti diversi, e la cosa essenziale è  raggiungere una verità.
Questa sua bellezza androgina, che in “Viola di Mare” di Donatella Maiorca (miglior film italiano in concorso al N.I.C.E 2009) le ha fatto vincere il Premio Susan Batson come miglior interprete femminile, buca lo schermo come si suol dire. Proprio in questo film lei interpreta una donna lesbica: “Ho capito che dovevo partire da un piano fisico e cambiare postura. Ho usato dei pesi per imparare a camminare in modo diverso, più maschile, mantenendo intatta la fragilità del personaggio”.
Ama questo mestiere e proprio questo desiderio di volerlo fare bene e a lungo la spinge a sottolineare il fatto che non accetta scorciatoie e cerca di fare solo film che la convincono davvero, rischiando di stare anche mesi senza lavorare. In relazione a questo cerca di approfittare e utilizzare a suo favore questo tempo libero perché i tempi morti devono diventare un'occasione per fare tutto quel che serve per arrivare pronta al prossimo film: “Lo stress dell'attesa finisce per creare tensione e farti accettare il primo ruolo che ti propongono solo per fare qualcosa”.
Un desiderio? Si, lavorare con Nanni Moretti, perchè? “Perchè è geniale”.
“Non so per quale ragione faccio l'attrice e non lo voglio sapere, ma questo lavoro mi permette di vivere in fondo le emozioni, cosa che nella vita non accade mai. Il set è liberatorio perché attraverso il filtro di un altra identità puoi dare sfogo a ciò che hai represso nella tua vita”.

(Da GQ, servizio di Andrea Tenerani e testo di Monica Capuani)