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Demi Moore in Striptease

Scritto da Francesca Fiorentino

Demi MooreAccolto generalmente male dalla critica internazionale, "Striptease", film uscito nel 1996, presenta scene di nudo della protagonista Demi Moore che, a seguito di questa interpretazione, venne consacrata come nuovo Sex Symbol di Hollywood: molti però la accusarono di aver preso parte al film solo per mostrare il fisico scultoreo e per il compenso di ben 12 milioni di dollari! C'è chi sostiene che lei non abbia niente a che vedere con una vera star. Negli anni 90 era l'attrice più amata, odiata, invidiata, ricercata, un'autentica garanzia di successo. Ogni suo film è uno schiaffo all'America, e non perde occasione per colpirne il grande sogno nazionale mettendo a fuoco tabù, desideri e perversioni. Ed eccola ritornare sullo schermo per colpirne l'ipocrisia di gente perbene ed esaltare il proprio corpo.

E quando la rivista "Set" la incontra per saperne di più, mettendo in evidenza quanto questo film porti alla mercificazione del nudo, della donna-oggetto, e sul perché abbia accettato questo ruolo, lei risponde:
"Da un pò di tempo mi interessa il tema della vergogna, dell'imbarazzo, insomma sono un'antipuritana e l'America, tutt'oggi, è ancora troppo puritana. In "Striptease" recito nel ruolo di una donna che non ha vergogna per quello che fa ed anzi potrei dire che lo fa perché le piace e perché le piacciono i soldi. Non sono un modello di vita, né mi propongo di esserlo. Io scelgo i miei film perché mi incuriosiscono, a livello personale, istintivo. La donna che si spoglia perché le piace sedurre attraverso il suo corpo; e le dirò che nel mondo delle spogliarelliste non operano solo donne al limite della disperazione. Ci sono donne che offrono la visione diretta del proprio corpo perché sono attratte dal piacere di sedurre, di eccitare l'uomo senza concedersi, donne che magari scelgono questo sistema di vita facile per mantenere alto il tenore di vita dei propri figli o della propria famiglia, e questo merita rispetto. Fin dall'inizio, quando mi hanno proposto il film, sapevo che sarei andata incontro ad una valanga di contestazioni, di critiche e incomprensioni perché una spogliarellista fa comunque scalpore. Poi, man mano che il personaggio ha preso corpo ho capito che non si trattava solo di esibire il mio corpo, ma anche di comunicare qualcosa che andasse al di là: c'è tanta gente che si riempie la bocca di belle parole sui valori familiari e poi di fronte ad una spogliarellista si comporta in modo osceno. Donne che vengono disprezzate in pubblico e ricercate in privato"

E nel momento in cui le viene chiesto cosa ha provato nell'essere una spogliarellista e che rapporto ha avuto con il suo corpo nell'interpretarlo, lei afferma:
"Ciò che mi ha maggiormente attratto del film è stato ballare. Le sembrerà strano, ma le emozioni più forti, più erotiche, le ho provate ballando. Ho chiesto l'assistenza di un coreografo perché non sapevo ballare, e mi è stato proprio utile. Il momento del film che prediligo è la scena in cui ballo nuda davanti allo specchio. L'ho fatto anche fuori dal set, per calarmi nel personaggio e ho provato sensazioni straordinarie, intimamente legate al mio corpo, al limite dell'autoerotismo. A mio avviso la donna deve riscoprire il proprio corpo. Poi rifarlo sul set è stato adrenalinico e l'immedesimazione è stata veloce e reale."

Non è facile giudicare le motivazioni che spingono a determinate scelte.
Forse solo il tempo può svelare che cosa resta dell'interpretazione di Demi Moore, anche qui tuttavia è troppo facile condannare un'attrice quando attorno al suo lavoro entrano in campo autori, sceneggiatori e staff di dimensioni sempre piuttosto sostenute nel cinema. Le parole dell'attrice sono condivisibili in linea generale: la vergogna è un sentimento che subito si attacca a chi entra in scena. Strano che un attrice si trovi ad affrontarlo nel pieno della sua carriera: sarebbe saggio aver risolto per tempo un tema così delicato e fondamentale.