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Big Eyes

Scritto da Laura Dotta Rosso

big eyesMargaret Keane è una pittrice degli anni cinquanta obbligata dal nuovo marito a mentire sui suoi quadri.

Walter Keane racconta bugie, a sè stesso e agli altri, non riesce più a controllare le sue menzogne e trascina nel suo vortice anche la moglie costretta a raccontare che le sue opere sono invece dipinte dal marito.
Margaret, quando incontra Walter, è una donna sola, appena separata, con una figlia da mantenere, speranzosa di ritrovare una stabilità familiare. Walter è un uomo, visto da tutti, come gran uditore, brava persona, colta, che ha viaggiato a Parigi, con la passione per la pittura come lei, con un lavoro fisso da agente immobiliare, affascinante e che potrebbe essere un ottimo padre per la piccola Jane. Margaret decide dunque di sposare Walter per non farsi portare via la figlia dal suo ex marito e per cominciare la vita serena che aveva atteso da tempo.
Grazie alle sue doti da comunicatore, Walter, riesce a farsi affittare una parete per esporre i suoi quadri e quelli di sua moglie in un locale molto frequentato di San Francisco. Il locale, grazie ad una rissa tra lui e il proprietario, viene preso in assalto dalla popolazione che, giorno dopo giorno, nota sempre di più i quadri affissi sulla parete.
Gli affari iniziano ad andare bene, i giornali iniziano a scrivere critiche positive e la televisione ad interessarsi del fenomeno Keane. Margaret non riesce più a reggere tutta la pressione di dover tenere un segreto così grosso e, il giorno che scopre che in realtà suo marito non è mai stato a Parigi, non è capace a dipingere e ha sempre firmato i quadri che spacciava per suoi sopra la firma di un altro pittore francese, decide di scappare con la figlia Jane, ormai adolescente, alle Hawaai.
È l'inizio della felicità. Margaret grazie alla sua nuova vita, riesce ad avere la forza per dire la verità al mondo in una radio locale, a fare causa in tribunale a suo marito e a vincere, dimostrando la vera autrice dei trovatelli, dei big eyes.

Commento
Ritengo che il film sia accattivante e affascinante, riesce a sottolineare come l'arte sia vera solo se personale e autentica. È interessante la lucidità con cui vengono affrontati temi come la prevaricazione dell'uomo sulla donna, l'incapacità per una donna di essere considerata se produttrice di arte, la solitudine devastante che affligge un autore una volta arrivato al successo, la pressione agghiacciante dei mass media e dei giornali scandalistici. Trovo travolgente come i temi, seppur legati alla realtà degli anni cinquanta, siano moderni, universali e affrontati in maniera per nulla pesante da rendere il film scorrevole ma riflessivo.
Il dolore lancinante che Margaret prova ogni volta che deve mentire a sua figlia è evidente ma è anche la molla che, alla fine del film, l'aiuta a risollevarsi e a riscattarsi. La presenza di Jane non è preponderante ma incisiva, sempre attenta a far cogliere le sottigliezze e le sfumature della sceneggiatura. La figlia riesce a spingerla a cambiare, la figlia è la sua musa per dipingere i trovatelli con gli occhi enormi che secondo lei esprimono le emozioni più intrinseche dell'uomo ed è ancora la figlia che la supporta nel processo e la affianca per la foto finale della vittoria con il suo ultimo quadro realizzato proprio in tribunale per dimostrare la sua tesi. E tutto il film viene narrato da Dick Nolan, critico giornalistico di una rivista scandalistica che, pur mettendo pressione, alla fine non riuscirà a strappare la verità e ad avere l'esclusiva, per alleggerire e far strappare un sorriso allo spettatore più annoiato nell'angolino del cinema.

Anno: 2014
Nazione: USA
Regia: Tim Burton
Interpreti: Amy Adams, Christoph Waltz, Danny Huston, Jon Polito

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