Teatro

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Viola... in teatro!

Scritto da Valentina Cesano

La bellezza di questo colore è indiscutibile, dato dalla mescolanza di blu e rosso è da sempre il colore dell'arte, del cambiamento, come metamorfosi, passaggio o transizione, colore che rappresenta la mistica, la spiritualità ma anche la fascinazione erotica e indica l'unione degli opposti. Da sempre vietato nello spazio sacro del teatro, è visto dagli attori e da tutti coloro che lavorano nell'ambito teatrale come ”il grande nemico” perché portatore di sfortuna. Non è semplice superstizione, ma ha delle basi che risiedono nella storia... Forse non tutti sanno che questo deriva da tempi lontani, precisamente dal medioevo. Tutte le rappresentazioni teatrali e ogni tipo di spettacolo pubblico erano vietati nel periodo quaresimale, quindi nei quaranta giorni precedenti alla pasqua, e ovviamente la cosa era deleteria per gli attori e per tutti coloro che lavoravano in teatro, perché in quei giorni era difficile guadagnarsi da vivere, le compagnie teatrali non avevano guadagni e senza lavoro la pancia restava vuota.

Il mondo ecclesiastico utilizzava come alleato della festa il colore viola appunto, che era ed è un simbolo del periodo pasquale dell'avvento e della quaresima, per questo restò impresso nella memoria come sinonimo di sfortuna nell'abito artistico, quindi è assolutamente vietato utilizzare abiti o oggetti di questo colore in teatro.
Purtroppo questa triste sorte è quindi dovuta alla sua associazione nell'ambito religioso alla morte e alla quaresima e ne deriva automaticamente un'immagine negativa.
Ma è, secondo me, importante sottolineare che il periodo quaresimale è soprattutto un momento di altissimo misticismo, e non solo di penitenza e restrizioni, e la morte in realtà è vista come un glorioso accesso al regno dei cieli quindi questi momenti non dovrebbero essere principalmente tristi, ma purtroppo questo si è perso e ne è rimasta solo la connotazione negativa.
E se in realtà non portasse poi così tanta sfortuna? Beh...

La superstizione è sinonimo d'ignoranza, ma non porta male essere superstiziosi” (Eduardo De Filippo)

 

 

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