Teatro

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La maledizione del dramma scozzese colpirà ancora?

Scritto da Samuele Zara

Pochi drammi inglesi mandano in paranoia le compagnie teatrali come il Macbeth. Fin dalla prima messa in scena, avvenuta dinnanzi alla regale presenza di Giacomo I nel 1616, “Il dramma scozzese”, così viene chiamato in maniera scaramantica, è stato un crogiuolo di eventi oscuri velato di una leggenda drammatica e funesta.

Citandolo, riferendosi a qualche battuta o a qualche evento del dramma dentro ad un teatro, esso concorre a provocare un molto probabile evento tragico e sfortunato, a meno che non si ricorra a rituali di purificazione che oramai rodati da secoli di sventure, concorrono a preservare la salute stessa del teatro e degli attori. Le atroci sorelle, le tre streghe sono state spesso incontrate nella maledetta brughiera, predicendo che “qualcosa di oscuro potrebbe avvenire”, e così spesso nell’eventualità che sarebbe potuto avvenire, esso è spesso avvenuto.
Macbeth è stato responsabile di una sbalorditiva serie di funesti incidenti teatrali, fin dalla morte di tre scenografi e costumisti avvenuta in circostanze drammatiche durante la produzione del 1930 del regista John Gielgud, fino allo spettacolare e terribile incidente dell’attrice Diane Wynyard avvenuto nel 1948 la quale cadde rovinosamente da più di cinque metri mentre camminava al di sopra del palcoscenico sopra delle strutture sopraelevate durante la scena del sonnambulismo di Lady Macbeth per finire rovinosamente su una fossa. Un secolo prima 23 spettatori furono travolti a morte quando una rivolta scoppiò durante una rappresentazione in Astor Place a New York. Altre storie abbondano dell’alone di sfortuna e malasorte che “Il dramma scozzese” si trascina, come le funeste conseguenze riguardanti certi oggetti di scena, come spade che infliggono veri danni o strutture scenografiche che misteriosamente cedono o misteriose febbri che rendono muti gli attori o malattie che preannunciano l’incombere di oscuri disastri.
Elliot Cowan è l’ultimo degli attori che ultimamente indossa il mantello dei più maligni eroi Shakesperiani, nella produzione di Lucy Bailey al Globe Theatre di Londra con Laura Rogers. Cowan ha recitato in numerose produzioni, interpretando diversi ruoli tra i quali Mr. Darcy nella serie televisiva britannica Perduti in Austen o interpretando il ruolo di Stanley nella più recente rappresentazione del pluripremiato Un tram chiamato desiderio, recitando accanto a Rachel Weisz (attrice londinese premio oscar nel 2006 per “The Constant Gardener: La cospirazione”). Il trentatreenne attore non è, come ha affermato recentemente, avverso ad interpretare un ruolo icona del teatro. Ma Macbeth, dice, concorre a stimolare la qualità dei suoi nervi e la salubrità mentale ed emotiva della sua natura di attore, indirizzandolo verso una nuova ed emozionante sfida. Il tarchiato e nerboruto Cowan conclude la scuola di recitazione con un sincero disprezzo per ogni superstizione teatrale. La sua prima esperienza professionale fu La vita di Galileo nella produzione di David Salter del 2002, con accanto il veterano attore americano Ted Van Griethuysen nel ruolo principale. Cowan si stava riscaldando dietro le quinte con un monologo, il monologo di Macbeth “E’ un pugnale questo che mi vedo davanti?”.
“Ted ascoltò tutto e si avvicinò,” ricorda Cowan, “e disse: ‘Oi, oi, non posso davvero credere che tu stia facendo questo, tu adesso torni indietro, esci fuori e chiedi scusa a tutto il teatro’,” così Cowan ricorda. “Oh suvvia, dai…” risposi e non lo feci. Così i miei colleghi stavano preparandosi per entrare in scena quando l’impianto audio saltò, emise uno stridore potente e tutto si spense e non fummo più in grado di continuare lo spettacolo. Non volli accettare il rimprovero di Ted,” continua Cowan, “ma da allora non cito più nulla di quel dramma dentro un teatro.”
Ma aspetta, dove sei quando lo dici? A destra, a sinistra o al centro del palcoscenico? “No, se tu sei li sopra, sei protetto dalla maledizione,” dice Kate Fleetwood, che interpretò una inflessibile e sinuosa Lady Macbeth nella sontuosa e ridondante produzione di Rupert Goold nel 2007 e nel 2008, contrapposta a Patrick Stewart. “Noi non siamo completamente stupidi,” dice Simon Russel Beale, che interpretò il re maledetto nel 2005 all’Almeida, “ciò che potrebbe essere un piccolo incidente si potrebbe tranquillamente evitare semplicemente non dicendo certe cose o non facendo certe cose, non trova?”
Secondo Stewart invece, uno dei più grandi, intensi ed irresistibili Macbeth a memoria vivente, lo scudo è lontano dall’essere impenetrabile, “Le cose brutte succedono? Certamente che succedono,” egli dice. “Un membro della mia famiglia cadde accidentalmente in una vasca di acqua bollente ustionandosi gran parte del corpo; ho avuto due malattie molto gravi in famiglia e mio fratello maggiore è morto durante la corsa in ospedale. Ok, queste cose sarebbero potute succedere comunque, ma verso la fine della tournee a New York io non ero più in grado di dormire, stavo lottando con una leggera depressione, che passò solamente quando tornai sulla scena.”
Russel Beale ha ugualmente una non facile relazione con il ruolo. “Sono ossessionato dal Macbeth. È probabilmente il mio dramma preferito e certamente uno di quelli che desidererei interpretare nuovamente. L’ultima volta che parlai di esso ero in scena con Spamalot (Il musical dei Monty Python nel quale interpretava Re Artù). Io feci un’intervista e menzionai Macbeth nel mio camerino. Quella notte fui accoltellato in una gamba… non seriamente, ma durante una scena di combattimento venni ferito e pensai, questo è interessante! Nulla andò storto prima e nulla andò nuovamente storto dopo quell’evento. Però tuttavia, anche se è veramente stupido, è l’unica superstizione teatrale che osservo. Non so da dove essa venga, forse perché è l’unica che a me veramente non piace.”
Prima della versione di Goold, la produzione del 1976 di Trevor Nunn, interpretata da Ian McKellen and Judi Dench fu la più riconosciuta ed accreditata rappresentazione, considerata tra le più vividamente terrificanti mai rappresentate. Nunn è molto più prosaico riguardo le origini della maledizione: “È probabilmente una risposta cristiana alla magia nera che compare nel dramma,” egli dice, “l’occhio del tritone (cfr. nota 1) ed altre di quelle pratiche e cerimonie magiche rappresentate sulla scena. I Puritani chiusero i teatri, non dimentichiamolo, poco tempo dopo che Macbeth fu scritto e loro desiderarono diffamarlo come uno spettacolo estremamente pericoloso e blasfemo per il pubblico. Quindi è da allora che una superstizione circa la sua pericolosità cominciò a crescere.”
Ma ancora il numero di attori che credono in questa superstizione è, in accordo con Fleetwood, impressionante. Recentemente lei ha ripreso i panni di Lady Macbeth all’Almeida. “Nessuno desidera nominare il dramma col suo vero nome”, dice. “Preferiscono invece parlarne con il nome di ‘Il dramma Scozzese’. Sinéad Cusack, Tim Piggott-Smith, Harriet Walter, Mie Attebborough (direttori artistici dell’Almeida), loro di fatto prendono la cosa molto seriamente.”
La più accreditata spiegazione della malasorte teatrale del Macbeth è che da sempre fu considerato un sicuro successo al botteghino e così si dice che per questa ragione preceda il collasso di molte compagnie teatrali, perché i managers ricorrono ad esso come ultima risorsa, per tentare di allontanare dalla compagnia, una quasi spesso certa condanna di chiusura e fallimento.
Ci sono due peculiarità tecniche che rendono il Macbeth un dramma pericoloso per gli attori rispetto a molti altri, spiega Stewart. “Primo, alla fine c’è un combattimento corpo a corpo (tra Macbeth e Macduff). A quel punto si è talmente esausti da essere facilmente soggetti a commettere errori. Michael Feast (Mcduff) ed io decidemmo di concludere il combattimento in poche stoccate perché eravamo entrambi terrorizzati, questo è patetico, non è vero?”
L’altro motivo è che il dramma è ambientato quasi totalmente di notte, così il palcoscenico è spesso veramente male illuminato. “Nel momento della rappresentazione quando esco fuori per uccidere Duncan e dico, ‘La campana m’invita. Non ascoltarla Duncan, perché è come un rintocco funebre che invita te al Paradiso, o all’Inferno.’ Io devo uscire immerso in una totale oscurità. Voglio sperare che qualche attore non abbia deciso di tirarmi un brutto scherzo decretando la mia fine lasciando lì apposta un secchio o una pala, ma la combinazione nel pronunciare quelle battute e camminare fuori dentro una totale oscurità mi fa rizzare letteralmente i capelli sulla testa dalla paura.”
Il dramma è comunemente considerato difficile da mettere in scena. “Ci sono più o meno mediocri Macbeths a seconda dei casi,” dice Goold. “Come il re, sono entrambi inclini o alla maledizione o all’incoronazione.” Ragguardevoli successi includono la versione del 1936 di Orson Welles chiamata “Voodoo Macbeth”, rappresentata ad Harlem ed ambientata in una Haiti del XIX sec., e la produzione di Ingmar Bergman del 1948, nel quale viene rappresentato un enorme albero attraverso il quale le streghe si arrampicano. Nel 1955 Laurence Olivier e Vivien Leigh vestono i ruoli principali con uno snervante e sconvolgente grado di realismo psicologico.
I fallimenti, tuttavia, superano di gran lunga i successi. L’ultima produzione al Globe, un pesante adattamento concettuale, con vestiti ed ambientazioni moderne del regista Tim Carroll nel 2001, fu energeticamente stroncato dalla critica. Cowan può facilmente dipanare la grande matassa di attori che hanno fallito la rappresentazione del ruolo del re maledetto. L’interpretazione del 1980 di Peter O’Toole al teatro Old Vic fu ribattezzata sarcasticamente Mcdeath (“Mc Morte” n.d.a.); anche Anthony Hopkins non fece un grande successo nella produzione del 1972 sempre all’Old Vic; e Ralph Richardson fu descritto come “l’occhio di vetro nella fronte della recitazione Inglese” dopo la sua interpretazione nel 1952. L’incostante e volubile Mark Rylance più recentemente ha confuso la critica, interpretando il regicidio come il membro omicida di una setta di Hare Krishna del 1995, persuadendo con grande scalpore la sua Lady Jane Horrocks ad abbandonarsi ad una urinata notturna proprio sopra il palco del Greenwich Theatre.
Per Trevor Nunn invece la maledizione del dramma è invertita: “La mia esperienza è che esso sia invece un dramma benedetto,” egli insiste. “Con Ian and Judi avemmo un incredibile serie di piaceri, divertimento e soddisfazioni professionali e personali. Nel 1976 fu un estate veramente rovente e noi l’avevamo rappresentato all’aperto, nei pressi del fiume a Stratford. Lavorammo magnificamente ed aprimmo anche lo spettacolo alla Donmar Warehouse fino a quando trasferimmo lo spettacolo a Londra, ed anche lì fu un vero successo di pubblico e critica. La mia superstizione riguardo al Macbeth è che esso sia veramente fortunato.”
È difficile trovare un attore che sia d’accordo con questo punto di vista. Stewart ad esempio fu ripreso da un suo collega di compagnia per aver menzionato il dramma la settimana scorsa, “L’ho placato con un antidoto,” dice, “attraverso una citazione tratta da il Sogno di una notte di mezza estate, una commedia dove non ci sono nient’altro che spiriti buoni. ‘I malati incontrarono il chiaro di luna dell’orgoglio di Titania e subito furono guariti.”
Cowan può far valere il suo coraggio dichiarando: “Abbiamo coperto i nostri culi con le precedenti esperienze di superstizione del Globe,” solo aggiunge tremando, “ma chissà cosa potrebbe veramente capitare durante queste serate di messa in scena?” e, per proteggere il Teatro Nazionale di Nicholas Hytner, Simon Russel Beale ha eseguito un altro, tradizionale rituale di pulizia magica, il quale è stato condotto da circospetti e tremebondi attori per più di quattro fatali secoli di sventure: “Abbastanza ridicolo, aver parlato del Macbeth qui, adesso devo andare fuori, fare un giro su me stesso per tre volte, tornare indietro, bussare per entrare e giurare,” dice. “Fuck this suck, ma devo farlo’, è il mio rituale preferito in assoluto.”

Nota 1:

L’occhio del tritone: si riferisce alla prima scena del dramma ai versetti 14-15 in cui la seconda strega dice:
“Occhio di tritone, dito di rana,
lana di pipistrello e lingua di cane,
canini di vipera e di un verme cieco il pungiglione,
zampa di lucertola e di un gufo un ala,
per un incantesimo dal dilemma potente,
come un brodo infernale che bolle e ribolle.”

Scaramanzie nel teatro inglese

-Fischiare in teatro è considerato un segno di cattiva sorte perché in origine i palcoscenici erano costituiti da marinai che gestivano le scene e le strutture, che comunicavano i cambi di scena attraverso appunto il fischiare. Così un fischio inopportuno provocherebbe incidenti inaspettati.
-Per dissuadere i ladri o placare gli dei anti-commerciali, vero denaro e gioielleria non sono mai usati sul palcoscenico.
-Deserti durante il giorno, al buio durante la notte, i teatri sono una vera panoplia di fantasmi. Judi Dench e Fiona Fullerton hanno recentemente entrambe avvistato l’attore del XIX sec. John Baldwin-Bucstone all’Haymarket. Una “luce di fantasma” è tradizionalmente lasciata stare, perché è capace sia utilmente di illuminare la strada ma anche di spaventare i malcapitati che osassero disturbarne il sonno.
-I gatti in teatro una volta tenevano a bada la presenza di streghe. Il declino della loro presenza ha portato oggi solamente l’aumento dell’infestazione di ratti.
-Gli attori dicono “rompiti una gamba” piuttosto che augurarsi l’un l’altro “buona fortuna” al fine di evitare un destino funesto.

Tratto da “The Times” del 16 Aprile 2010
Tradotto e rielaborato da Samuele Zara

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