Cinema

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Love and Death

Scritto da Elena Sofia Safina

Siamo nella Russia del XIX secolo, Boris, il minore di tre fratelli di una modesta famiglia, sta per essere giustiziato, e nel momento stesso in cui compie le sue ultime riflessioni sul suo trascorso, si lascia andare ad un flashback, motore di tutto il film. Boris presenta la sua famiglia dai caratteri estremamente esuberanti: i due fratelli Michael e Ivan, forti e aitanti ma incapaci “persino di firmare col proprio nome”; una madre perfezionista per cui prova una nostalgia immensa, il padre, un umile contadinotto russo, gran lavoratore, che conserva come un gioiello un “pezzo di terra”, e poi gli zii, i cugini, gli amici di famiglia, chi è avaro, chi semplicemente folle; tutti sono riuniti nella grande casa di Boris, tutti festeggiano accompagnati dalla tradizionale musica popolare russa.

In questo scenario si inserisce il primo dialogo tra Boris e Sonjia, sua cugina, della quale lui è follemente innamorato dall’infanzia. Sonjia rivela a Boris il suo amore per il fratello Ivan, il quale pochi minuti dopo chiede la mano di un’altra donna pubblicamente, portando Sonija a concedersi tristemente e per ripicca ad un anziano commerciante e fanatico delle aringhe che aveva chiesto la sua mano tempo prima. Le due scelte di matrimonio sono però la conseguenza di una notizia allarmante ed improvvisa che giunge durante la festa: Napoleone ha invaso l’Austria, pertanto, tutti gli uomini della Russia dovranno arruolarsi e combattere.
Boris, inizialmente riluttante rispetto alla guerra, sarà poi costretto dalla famiglia e dalla riprovazione sociale ad arruolarsi, e pur dimostrando durante tutto l’addestramento la sua inadeguatezza, combatterà e riuscirà, per pura casualità ad ottenere un riconoscimento onorario. Le sue lodi pubbliche gli conferiranno il fascino sufficiente per sedurre la sensuale contessa Aleksandrovna, la quale però si trova ad essere affiancata ad un uomo geloso e iracondo che sfiderà Boris ad un duello mortale in onore della sua signora. Baciato dalla fortuna, Boris, non solo uscirà vivo dal duello, ma otterrà finalmente in sposa Sonija, che nel frattempo era rimasta vedova del mercante di aringhe, dopo aver avuto un matrimonio triste e pieno di scandali a causa dei suoi continui tradimenti.
Sonija, colta da un sentimento di pietà verso suo cugino decide di sposarlo, confidando nel fatto che sarebbe morto nel duello, invece si ritroverà per la seconda volta costretta in un matrimonio nato per errore, che non vorrebbe assolutamente.
Tuttavia, il matrimonio con Boris sarà piuttosto felice, e nel pieno dei loro propositi di coppia, la Russia viene invasa da Napoleone. Sonija, davanti alla proposta di fuga di Boris decide di compiere un gesto estremo e convince il marito ad assassinare Napoleone. I due con uno squallido travestimento prendono i panni di Don Francisco, un diplomatico spagnolo e sua sorella facendosi ricevere dall’imperatore. Sonija seduce Napoleone in modo da lasciare campo libero a Boris per l’omicidio, tuttavia, a causa di intrighi di palazzo quel Napoleone era in realtà solo un sosia dell'imperatore, che viene assassinato per sbaglio da un francese, intento a togliere la vita proprio a Don Francisco. La colpa viene fatta cadere su Boris che viene arrestato, mentre Sonija riesce a fuggire.
Mentre è in cella Boris riceve la visita di un angelo che gli confida che verrà graziato dall'imperatore. Ma le cose non vanno come previsto e a Boris non resta che salutare Sonija, fare un ultimo malinconico monologo e allontanarsi danzando con la morte, con la quale si era dato appuntamento fin da bambino, grazie alle sue “domande interessanti”.

Commento
Il film è una continua e ininterrotta riflessione; articolata a tratti sulla filosofia dei massimi sistemi, a tratti dedotta dall'ironia più demenziale. Il tema della morte è un gioco di ruolo per i protagonisti, tanto che lo stesso Boris dialogherà da bambino con la personificazione della morte, ponendogli le sue ingenue e bizzarre domande tra cui “In paradiso ci sono le donne?” e stabilendo con la morte un appuntamento non troppo lontano. La stessa morte è invece speranza e riso per Sonija, quando si augura che il suo noioso e puzzolente marito muoia, e, sul letto di morte, si offre, completamente disinibita, al prete per una cena.
La morte di Boris viene sospesa sino all’ultimo, preannunciata, rimandata e infine celebrata in maniera ridicola, dove addirittura il messaggio di un angelo si rivela una menzogna, che ha come unico scopo divertire il Padre Eterno; a conferma del paradosso: “Che effetto fa essere morti? Hai presente il pollo al ristorante di Tretskij? Be', è peggio”. 
Per quanto il film provi a parlare della guerra Franco-russa, ciò che traspare è invece il continuo sarcasmo dell’autore e attore, Woody Allen riguardo la guerra stessa: una coreografia comica di incompetenti che si danno la caccia su un campo di battaglia; uomini accomunati dagli stessi spregevoli vizi che si sparano contro; uomini che, meno cervello posseggono e più ardore hanno nell’impugnare i fucili. Boris infatti viene denigrato dalla sua piccola comunità perché si dichiara (anacronisticamente) pacifista, tanto da lasciare casa con una collezione di farfalle sotto braccio. Il suo essere pacifista, abbinato alle sue fattezze di goffo e disadattato, fanno di lui un codardo di nomina nazionale più che un pacifista, ma nella più grande delle ipocrisie, al codardo verrà assegnata la medaglia al valore davanti a tutta la Russia, in modo che lui possa vantare a gran voce un merito di cui è assolutamente privo.
É piacevolissimo il fatto che la trama sia soltanto il pretesto per ironizzare continuamente sulla tragicità dell’amore, della guerra e della morte; l’amore in questione, infatti, è leggero, frivolo, legato al potere sessuale in parte quasi totalizzante, è vittima del caso, cieco nei gusti e nelle scelte, completamente irresponsabile, ma per questo divertente e sempre diverso. L’ironia sagace che unisce ogni scena è resa ancora più sottile poiché i personaggi si impegnano disperatamente ad esprimere concetti miseri con sillogismi e teoremi sublimi, scomodando citazioni musicali, cinematografiche, ma soprattutto letterarie legate ai più grandi autori quali Tolstoj (in Guerra e Pace, a cui ovviamente è ispirato il titolo) o Dostoevskij, per argomenti privi di qualsiasi spessore morale. Sarà infatti il paradosso a creare i tempi comici di tutto il film, ed io, semplice spettatrice, rimango estasiata ad immaginare ogni volta, di poter ridere così generosamente, sentendo parlare di Amore, Guerra e Morte.

Anno: 1975
Nazione: USA
Regia: Woody Allen
Interpreti: Woody Allen, Diane Keaton, Georges Adet, Harry Hankin, Jessica Harper

 

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